Gli italiani e il rapporto con la casa

Il sentimento di appartenenza verso la propria abitazione

L’abitazione ha un valore affettivo inestimabile per il proprietario italiano. Storicamente, rispetto ad altre culture in cui l’abitazione è considerata come un bene al quale non si lega visceralmente, in Italia il legame affettivo per la propria abitazione è molto profondo. Negli Stati Uniti, ad esempio, è consuetudine cambiare casa diverse volte nell’arco della vita a testimonianza di questo “distacco affettivo” nei confronti dell’abitazione. In Italia, al contrario, il profondo legame che si instaura tra la casa e il proprio abitante porta ad un attaccamento tale per cui difficilmente, se non per esigenze lavorative o spaziali, si decide di cambiare soluzione abitativa con frequenza.

 

Si tratta di un qualcosa di molto profondo, che porta a vedere la casa non come un tetto sopra la testa, ma come un qualcosa in cui affondare le proprie radici e crescere come persone, come famiglia e nella quale sperare un domani di vedere i propri figli crescere a loro volta i propri figli.

L’Italia è uno dei paesi avanzati con il più alto numero di proprietari di casa, basti pensare che ben il 70,8% delle famiglie italiane è proprietaria della casa in cui vive e il 28% dei proprietari possiede la c.d. seconda casa, e molti di essi sono in possesso anche di altri immobili di proprietà messi a reddito.

La casa per l’italiano è un bene in grado di soddisfare i più disparati bisogni immateriali, come rassicurare dando rifugio a chi la abita, proteggere e permettere lo sviluppo di relazioni sociali anche con i vicini, oltre a generare un luogo sicuro in cui far crescere i propri figli.

La casa, quindi, non è vista come un semplice luogo comodo e confortevole nel quale trascorrere le ore al di fuori del lavoro, ma un ambiente che cresce e si trasforma con le persone che la vivono. Si trasforma nel tempo a seconda delle esigenze di vita di chi la abita e in base ad eventi extra-familiari, come accaduto durante la pandemia di Covid. In quella circostanza la casa si è trasformata in un luogo ancora più intimo, all’interno del quale ci si è dovuti adattare e lo si è dovuto trasformare, a seconda delle esigenze, in luogo di lavoro e non vedendolo più solamente come luogo della famiglia. La casa è diventato luogo di salvezza all’interno del quale rifugiarsi e dove riscoprire valori antichi e ormai quasi dimenticati.

Eravamo tutti abituati a passare la maggior parte delle nostre ore fuori casa e di colpo ci siamo ritrovati costretti a passare l’intero arco della giornata al suo interno.

A dimostrazione dell’evoluzione che la casa ha subito vi è per esempio il fatto che nonostante la pandemia e la quarantena siano ormai solo ricordi, la casa viene ora vista come luogo all’interno del quale svolgere una molteplicità di funzioni che prima, invece, si svolgevano in luoghi diversi. Pensiamo a studenti che svolgono ormai lezioni e studiano a distanza o a persone che adottano lo smart working o ancora alle attività legate al fitness che si sono riscoperte in quarantena.

In conclusione, la casa ha assunto un valore ancora maggiore, se possibile, per gli italiani. Questo periodo ha fatto sì che il rapporto tra abitazione e inquilino si rafforzasse ulteriormente diventando quasi indissolubile.

Non c’è nessun posto come la propria casa”. Lyam Frank Baum

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