Abitazioni costruite con stampanti 3D

Queste case, interamente costruite con materiali naturali o riciclati grazie all'utilizzo di stampanti 3D, rappresentano un esempio virtuoso ed innovativo per quanto riguarda la sostenibilità ambientale ed il mondo dell'edilizia.

Fu Gordon Moore (uno dei fondatori di INTEL) ad affermare nel 1974 che “la complessità di un microcircuito, […], raddoppia ogni 18 mesi (e quadruplica quindi ogni 3 anni)”. Questa citazione racchiude in sé la spiegazione dell’evoluzione che la tecnologia ha avuto e sta avendo negli ultimi decenni.

 

 

Le potenzialità tecnologiche delle stampanti 3D, ad esempio, sono cresciute esponenzialmente negli ultimi anni. Sembra soltanto poco tempo fa che venivano mandati in onda al Tg i primi video in cui veniva mostrato il processo di realizzazione di statuette attraverso un filo di nylon che colava da un braccio meccanico in movimento sulla superficie d’appoggio. Oggi i progressi di questo settore sono tangibili e impressionanti: dalle protesi artificiali alla stampa 3D degli alimenti, anche il mondo dell’immobiliare sta vedendo un suo sviluppo innovativo proprio grazie a queste stampanti sempre più sofisticate.

 

 

Per mantenere sempre lo sguardo rivolto alla ricerca della sostenibilità ambientale, alcune aziende hanno deciso di accettare la sfida di creare abitazioni ecosostenibili che avessero un impatto il più possibile vicino allo 0.

 

 

Un esempio virtuoso made in Italy è quello dell’azienda Wasp che da anni sperimenta e applica questa tecnologia al mondo dell’architettura. La casa Tecla, di loro produzione, è un caso interessante da proporre all’attenzione in quanto è la dimostrazione che questo tipo di tecnologia si è evoluta, è applicabile e che il risultato finale, non tanto per il suo lato estetico, è ad impatto ambientale praticamente nullo.

Tecla è realizzata con una tecnica chiamata estrusione ossia strato dopo strato, partendo dal basso, viene versata sul terreno  la terra presa nelle vicinanze attraverso l’utilizzo di uno o più bracci.

 

 

Le stampanti Wasp funzionano in un modo simile a quello utilizzato dalle api per la costruzione di un alveare: ogni stampante lavora su un perimetro massimo di otto metri e mezzo e più la struttura è grande, più stampanti devono essere messe in funzione. Ogni stampante inoltre sa quello che le altre stanno facendo; ognuna ha come compito quello di completare il proprio modulo ma nell’ottica di un risultato finale comune. Massimo Moretti (CEO di Wasp) racconta al Corriere della Sera di come l’avventura che ha portato ai risultati di oggi parte dal 2012 e che i miglioramenti tecnologici sono stati significativi, ma ciò che non è cambiato è l’obiettivo che ci si è posti all’inizio, ossia il basso impatto ambientale.

 

 

Questa tecnologia consente di costruire, nei paesi sviluppati, degli edifici ecosostenibili, antisismici e di design con muri di 60 centimetri cavi all’interno per migliorare l’efficientamento termico e, se si volesse abbattere, i materiali (terra per lo più) potrebbero nuovamente essere utilizzati per edificare una nuova struttura.

 

 

Parallelamente vi è un impegno umanitario. Grazie a questo sistema, possono essere costruite rapidamente casse potenzialmente in ogni parte del mondo. Una volta stabilita l’area da edificare e in seguito alla progettazione da parte degli architetti non servirà altro che arrivare sul posto prescelto con un container contenente le stampanti 3D e le ruspe per raccogliere la terra. Questa verrà poi separata dai sassi e verrà tenuta solamente l’argilla, che sarà poi miscelata a ghiaia e sabbia ottenendo così il materiale per la costruzione. Pensiamo ad esempio all’Africa, dove le possibilità economiche e tecnologiche sono ridotte; questo genere di costruzioni potrebbe rivoluzionare totalmente le modalità di edificazione portando nuovi ospedali, abitazioni, scuole e molto altro ancora.

 

 

Il prezzo di edifici costruiti con questa tecnologia è attualmente molto simile a quello di una costruzione tradizionale, ma nel giro di un paio di anni, afferma sempre Moretti, l’obiettivo è quello di dimezzarlo.

 

 

Spostandosi oltreoceano e atterrando in California troviamo un caso altrettanto interessante di edifici green ed ecosostenibili. Si tratta delle cosiddette Tiny Homes che sfruttano la plastica riciclata di più di 100.000 bottiglie per essere edificate. Queste graziose abitazioni eco-friendly hanno una peculiarità: sono pronte in sole 24 ore! A sviluppare tale progetto è la start up Azure Printed Homes e hanno cominciato a sperimentare questa nuova tecnica di costruzione ideando un sistema efficace ed efficiente. Le varie componenti dell’abitazione (tetto, pareti e pavimento) vengono costruite in azienda per poi essere trasportate nel luogo in cui devono poi essere assemblate. I prezzi sono abbastanza contenuti: un monolocale di circa 17 mq ha un costo di circa 40.000 dollari escluse spese di trasporto e montaggio.

Questa tecnica permette, come raccontato da Rinnovabili.it, di ottimizzare i tempi riducendo i costi di produzione e della manodopera.

 

 

Sempre restando in California, come racconta il sito Ilriformista.com sono iniziate le attività di costruzione della prima comunità abitativa stampata in 3D. Un totale di 15 case di oltre 400 mq su un terreno di 5 acri. Le abitazioni, costruite con una pietra particolarmente dura sapranno resistere ad ogni tipo di intemperia, tra cui anche gli incendi. Le abitazioni saranno composte da 3 camere da letto, due bagni e una piscina esterna. Tutto ciò che non potrà essere stampato in 3D sarà costruito con un materiale eco-sostenibile e il fabbisogno energetico sarà fornito dall’energia solare, rendendo così l’abitazione a energia zero.

 

 

Ad Austin invece sta prendendo vita il più grande quartiere di case stampate in 3D ad opera di BIG e Icon. Sono oltre 100 le abitazioni, tutte sostenibili, molto graziose e resistenti ai disastri naturali. Queste case saranno realizzate grazie alla tecnologia Vulcan, un sistema che sfrutta una miscela a base di cemento Portland per garantire a queste costruzioni caratteristiche pari o addirittura superiori a quelle classiche. Un’altra peculiarità di questo progetto è data dal fatto che le case che comporranno il quartiere saranno tutte datate di pannelli fotovoltaici e di sistemi domotici per il controllo dei consumi.

 

 

La sensazione che scaturisce da progetti come questi è quella di essere proiettati nel futuro. O meglio, di star vivendo in un’epoca che pareva essere possibile solamente in un futuro alquanto lontano, ma che di fatto è qui ed ora. Le implicazioni economiche, ecologiche e sociali di questa nuova tipologia di abitazioni, che è destinata a migliorare e a svilupparsi ulteriormente nei prossimi anni, lasciano ben sperare per un nuovo mondo più sostenibile e più alla portata di tutti.

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