“Conversaciones con” i cinque architetti più influenti di oggi

Una miniserie Netflix ideata per i veri amanti dell’architettura: andiamo alla scoperta di "Conversaciones con"

La piattaforma di streaming Netflix è ormai diventata parte integrante delle nostre vite, con un catalogo di film e serie Tv in costante aggiornamento ed ampliamento. Molti di noi addirittura non accendono più la televisione per cercare programmi, preferiscono piuttosto scegliere attivamente cosa guardare e Netflix permette di farlo con estrema semplicità ed intuitività. Siamo ormai entrati a far parte di una modalità di fruizione di contenuti audiovisivi radicalmente diversa, siamo totalmente immersi in questo mondo al punto da conoscere a memoria i titoli del momento e ci ritroviamo spesso ad attendere impazientemente l’arrivo delle nuove uscite di settimana in settimana.

Forse però non tutti sanno che digitando la parola architetti nella casella cerca di Netflix si apre un mondo molto probabilmente sconosciuto ai più. Ecco che appare, per esempio, una serie di documentari dedicati interamente ai più grandi maestri della progettazione contemporanei.

Stiamo parlando della miniserie Netflix “Conversaciones con”, una docu-serie realizzata con l’obiettivo di raccontare aneddoti e stralci di vita di alcuni dei più celebri architetti esistenti. La serie si compone di cinque episodi in ognuno dei quali viene proposta un’intervista ad uno dei cinque personaggi: Norman Foster, Álvaro Siza, Renzo Piano, Eduardo Souto De Moura e Peter Eisenman. Lo scopo principale è di raccontare, attraverso delle interviste personali, quelle che sono le storie di vita, dall’infanzia, passando per gli studi, la famiglia e la professione riuscendo a presentare al pubblico in una chiave del tutto inedita questi cinque progettisti contemporanei. È una docu-serie che cerca di scavare nella profondità della vita di ognuno, tentando di mostrare come il background culturale, famigliare e accademico abbia portato questi professionisti ad eccellere nella loro professione.

 

CONVERSACIONES CON NORMAN FOSTER

Norman Foster riconduce la genesi della sua passione per l’architettura all’amore incondizionato che da ragazzino provava per la fantascienza. Un amore che è rimasto costante e che lo ha accompagnato lungo tutta la sua vita. Dalla fantascienza cinematografica e letteraria Foster ha sviluppato una passione per progetti di architettura che reputava futuristici per forme, innovazione e progetto. Questo lo ha portato a viaggiare per poter andare alla scoperta degli architetti che aveva soltanto potuto vedere sui libri di studio e per poter toccare con mano le loro grandi opere.

L’architetto prosegue poi raccontando della sua passione per gli spazi civici e di come ami immaginare e passare ore a pensare come le sue opere possano andare ad inserirsi all’interno di un sistema già esistente.

Tra le sue opere più celebri le più note sono certamente la cupola di vetro del Reichstag di Berlino e il progetto di Stansted a Londra. Due realizzazioni che, per motivi differenti hanno lasciato il segno nella storia dell’architettura. Per esempio la cupola di vetro del Parlamento tedesco rappresenta per l’autore un simbolo chiaro, in grado mettere in primo piano il popolo rispetto alla politica: il fatto che le persone possano salire sul tetto del Parlamento è fortemente simbolico.

Per riallacciarci alla sua grande passione per la fantascienza, Foster ha addirittura immaginato delle vere e proprie abitazioni per la Luna studiando approfonditamente quali fossero i materiali più adatti e resistenti e quali fossero le forme che queste abitazioni dovrebbero avere per inserirsi perfettamente nel contesto e nel paesaggio lunare.

 

CONVERSACIONES CON ÁLVARO SIZA

Siza apre l’intervista raccontando nel profondo l’importanza della sua famiglia e di come la passione per l’architettura in fondo fosse già presente nei primissimi anni della sua vita. Con il suo racconto ci permette di entrare nella sua intimità, coi racconti del padre ingegnere, dei momenti conviviali dei pasti e dello zio che fin da subito lo ha assecondato nella sua passione per il disegno. Dopo una fase iniziale in cui la scultura pareva essere la sua strada, decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti con indirizzo in Architettura e proprio grazie alla frequenza dei corsi la sua passione sboccia definitivamente.

Da questo racconto fortemente introspettivo viene alla luce un lato umano molto profondo che ha visto, dopo la sofferta prematura morte della moglie, una dedizione totale ai figli, agli amici e alla sua amata architettura.

 

CONVERSACIONES CON RENZO PIANO

La frase d’esordio pronunciata da Renzo Piano nella puntata a lui dedicata è: “L’architettura è un’arte pubblica, un’arte che appartiene alle persone”. Questa frase racchiude perfettamente il pensiero che ha caratterizzato l’intera vita professionale dell’architetto italiano.

Il suo obiettivo appare sin dalle prime battute chiaro, ossia provare a cambiare il mondo rendendolo possibilmente un posto migliore.

Fin da bambino gli stimoli per avvicinarsi al mondo dell’architettura non mancano certamente. Il padre era un costruttore che fin dai primi momenti gli trasmette l’importanza del fare, del mettere mano in qualcosa di più grande.

I suoi studi in architettura sono iniziati in Italia, prima a Firenze poi a Milano per poi andare a Londra ad insegnare all’Architectural Association School dove conosce Richard Rogers con cui vince, pochi anni dopo, il concorso per il Centre Pompidou di Parigi: un progetto al contempo utopistico e rivoluzionario che ha segnato l’inizio di una carriera notevole e ricca di riconoscimenti.

Il documentario dedicato a Renzo Piano è certamente ricco di spunti, idee e linee guida fondamentali per stimolare e formare architetti di oggi e di domani.

 

CONVERSACIONES CON EDUARDO SOUTO DE MOURA

Come nella puntata dedicata a Siza, anche il racconto di Eduardo Souto De Moura inizia proprio con frammenti e ricordi di famiglia. Figlio di un medico, ha ricevuto l’educazione scolastica in Italia che, a detta sua, gli ha insegnato “la disciplina”. Alla famiglia non andava a genio che il figlio si iscrivesse alla facoltà di Belle Arti, ma la sua determinazione ha fatto sì che anche i genitori si convincessero ad appoggiare la sua scelta.

L’architetto racconta dei suoi maestri – tra i quali compare anche Aldo Rossi – e dei suoi primi progetti, come il mercato di Braga, ideato durante le notti dopo le ore di servizio militare.

L’inizio della sua carriera è precoce, basti pensare che i primi lavori residenziali per privati avvengono quando non ha ancora conseguito la laurea. L’inizio della vera carriera però avviene con il suo trasferimento in Cina dove ha potuto approfondire il tanto amato rigore geometrico architettonico.

Una volta terminato il periodo cinese, fa ritorno in Portogallo dove progetta ville dove gli viene commissionato il restauro dell’Alfandega di Porto e la trasformazione di due conventi in strutture ricettive. Una delle frasi più cariche di significato pronunciate dal portoghese durante il documentario è: “L’architettura deve guardare in tutte le direzioni, sia dal punto di vista formale che funzionale”. Questa frase racchiude in sé il pensiero di Eduardo Souto De Moura e ci mostra come l’architettura sia qualcosa di profondamente radicato in lui.

 

CONVERSACIONES CON PETER EISENMAN

Peter Eisenman incomincia il suo racconto partendo dalla sua infanzia spiegando di come suo padre, un chimico, avesse il desiderio che il figlio ripercorresse le sue orme professionali.

Da sempre molto studioso ed appassionato ha insegnato a Cambridge per poi iniziare a viaggiare alla scoperta delle grandi opere architettoniche in giro per il mondo, specialmente in Italia con l’opera di Palladio.

Inizialmente la sua carriera è stata principalmente intellettuale, poco pratica. L’incontro con Manfredo Tafuri gli ha permesso di capire l’importanza di lasciare il segno. Da questo incontro ha inizio la carriera costruttiva di Eisenman che ha dato vita a grandi opere come il Memoriale di Berlino ideato per entrare in contatto con gli altri, in uno spazio in cui “ci si può anche divertire”.

Porta a termine anche altre grandi opere come il Wexner Center in Ohio a rappresentanza di un’idea di architettura fortemente decostruttiva.

Nel documentario racconta di come gli sia stata utile la psicoterapia per poter dare libero sfogo alle sue idee architettoniche permettendogli di fare il mestiere a lungo desiderato: l’architetto.

 

“Conversaciones con” ha l’enorme potere di avvicinare lo spettatore all’architetto, mostrandone il lato più umano, intimo ed empatico. È utile anche per capire come anche personalità di spicco come i cinque architetti intervistati abbiano avuto vite travagliate e che solo grazie alla propria passione e alla loro tenacia hanno potuto realizzare il sogno di diventare ciò che realmente volevano essere.

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